LA CASTELLINA ECOMUSEOARTE, CULTURA, AMBIENTE A CASTELLINA MARITTIMA DALL'ECOMUSEO DELL'ALABASTRO blog gestito da Raffaela Maria Sateriale |
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lunedì, 12 febbraio 07 13:58
SALUTE E TEMPO LIBRO
CONSAPEVOLEZZA Passo molte volte vicino alla sofferenza nella fase terminale ed alla morte ed il mio passare è quasi d'imbarazzo. Cosa si può o cosa si deve ancora fare? Forse il possibile si è già fatto da tempo e quello che rimane non è solo dolore, ma anche accettazione unita alla compassione ed all'attesa; rimangono gli occhi di chi ha accompagnato la più o meno lunga malattia ed il rispetto per una vita che si spegne, cercando di attutire, per quello che si riesce, questo drastico passaggio. Non c'è quasi mai il tempo per riflettere, ma il lavoro da anni è quello di osservare e molte esperienze tornano alla mente e si rivelano, portando con sé un'intensità di sentimenti che non ha pari, come il desiderio,non esaudito, espresso da una madre che non voleva morire nel giorno del compleanno della propria figlia sedicenne; o viceversa il sereno ringraziamento di un figlio, per il tempo concesso alla madre:"...ci siamo detti tutto...". Sono stata depositaria di sprazzi di vita altrui ed a posteriori ho ringraziato perché hanno rafforzato il capire di altre esperienze, più vicine al quotidiano, ma di pari dignità. Penso spesso al tempo che letteralmente "si butta" e forse nel rispetto di chi tempo, antitempo, non ne ha più a disposizione e nel rispetto di chi tempo ne vorrebbe ancora un po', occorrerebbe adoperarsi per migliorare qualitativamente le nostre esperienze di vita e non in senso "meramente consumistico". Il divenire consapevoli è un percorso che ognuno di noi, con modalità diverse, è chiamato a compiere nella propria vita. Il nostro quotidiano ci porta a vivere in giorni che si susseguono tutti uguali, una caotica routine, fintanto che arriva il momento in cui si vive una situazione di "perdita", ed è solo in questo momento che diveniamo consapevoli del nostro "benessere". Benessere fisico, psichico, morale, sociale, economico, sociale che momentaneamente e per un tempo più o meno lungo viene meno. Realizziamo consapevolmente l'esistenza del nostro stato precedente di "benessere" vivendone la perdita. Solo in queste frange e ritagli di vita ci si rende conto della propria fragilità, ma passato "il momentaccio" la vita ritorna con il suo caos. Esiste però un mondo in cui la fragilità è permanente ed è un numero di persone in crescita A questo mondo di fragilità è stato dedicato nell'ottobre scorso a Firenze un Convegno Internazionale patrocinato dalla Fondazione Don Gnocchi ONLUS. L'obiettivo del convegno è stato quello di puntualizzare ed indagare il mondo della sofferenza e del dolore con l'intento di affrontarlo e per quello che si auspica e riesce a circoscriverlo. Tra i molti nomi importanti tre relatori d'eccellenza, Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di Bioetica; Vito Mancuso, teologo all'Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano; Savino Pezzotta, presidente della Fondazione Tarantelli, già segretario generale della Cisl. Numero 2 feb/mar 2007 Si tratta di un approccio ben diverso rispetto alla prospettiva utilitaristica, che considera invece la sofferenza come una negatività assoluta e insanabile, da combattere con attenzione al rapporto costi-benefici, contemplando anche il ricorso all'eutanasia nei casi estremi e insanabili. Dobbiamo preoccuparci profondamente quando l'eutanasia non viene considerata nemmeno più un gesto pietoso, ma una fredda prassi normata per legge, come avviene ad esempio in Olanda e in altri Paesi del nord Europa». Ma come ricordato nel convegno Eliott scriveva: - La gente cambia e ride, ma la sofferenza resta-." E tutti noi operatori del settore, che come tali dovremmo aver affinato alcune sensibilità, siamo stati ricondotti alla cruda realtà della "fragilità umana" dall'espressione di uno dei pionieri della riabilitazione, Prof. Silvano Boccardi:-".i reali problemi non sono nella persona portatrice di handicap, ma nel mondo che lo circonda!.." e dall'esperienza dell'unico relatore portatore di handicap invalidante, che ci ha esotato a :-"..non essere ciechi!..." L'augurio vero dal mondo della fragilità, è stato rivolto al mondo dei giovani da uno dei nomi più rinomati della Geriatria e Gerontologia, Prof. M. Trabucchi, che ha esortato:...all'Etica della Formazione"dire ai giovani che la cultura è la più alta forma di etica civile e professionale. Civilmente trasforma le pietre di scarto in pietre angolari, permettendo di partecipare alla vita!..." Accrescere la consapevolezza del nostro e dell'altrui esistere è un obiettivo da raggiungere in toto. Un proverbio cinese dice:-Se ci pensi un anno prima pianti riso, se ci pensi dieci anni prima pianti alberi, se ci pensi cento anni prima educhi un popolo-. Non credo esista una ricetta o prescrizione "magica"affinché tutto ciò si attui, ma penso che più modalità possano concorrervi; per tale motivo accetto, conscia delle mie grandi limitazioni, l'invito "epistolare" con Liliana Buontempi lunedì, 12 febbraio 07 13:50
CASTLLINA MARITTIMA CITTA' DELL'ALABASTRO
Un PROGETTO/MANIFESTO per lanciare "La settimana del cavaiolo" La definizione semantica di Città trova la sua origine nella parola latina civitas e riassume al meglio il senso di comunità, insieme di persone/cittadini che condividono identità, cultura e tradizione. Castellina Marittima ha maturato una storia di secoli attraverso una risorsa unica e caratterizzante, l'alabastro scaglione. Pietra unica al mondo e della migliore qualità conosciuta, oggi l'alabastro di Castellina non è sufficientemente apprezzato, se non assai di rado. Il rischio gravissimo è quello di perdere in poco tempo un valore prezioso e soprattutto il lavoro ed il sacrificio che tanti cavaioli e famiglie del luogo hanno prestato nei secoli. Il progetto di realizzare l'Ecomuseo dell'Alabastro che recuperi la memoria della comunità/civitas/città trova compimento in una serie di attività complementari a quelle prettamente museali. Si tratta di organizzare e potenziare l'ARCHIVIO DELLA MEMORIA attraverso una serie di operazioni tecniche e sistemiche che possano conservare e potenziare l'identità di un territorio fortemente caratterizzato. Infatti non tutti e con tale concentrazione potrebbero vantare in Italia l'appartenenza a generazioni di cavatori ... Si tratta di un PROCESSO PARTECIPATO che richiede il coinvolgimento della comunità attiva, delle associazioni, dei giovani, infine dell'amministrazione pubblica che deve coordinare e verificare strumenti e finalità. Nel PROCESSO di costruzione e recupero dell'identità vengono coinvolti anche gli interventi di carattere strutturale ed urbanistico che ridisegnano pertanto l'immagine del corpo sociale e non solo architettonica della città, intesa come luogo di accoglienza e civile convivenza. La scelta di forte identità fatta dall'Amministrazione comunale con il nome di CITTA' dell'ALABASTRO definisce l'APERTURA della comunità alla conoscenza. Rappresenta il tentativo esplicito di preservare il proprio patrimonio e di consegnarlo alla conoscenza dell'umanità. La promozione di questo messaggio, che deve essere misurato e progressivo, potrebbe conseguire una ridefinizione e consolidamento dell'identità attuale della città attraverso il recupero di quella passata. L'idea di una SETTIMANA DEL CAVAIOLO che si svolga nei luoghi di socializzazione e divulgazione culturale a Castellina Marittima nel mese di agosto ha l'obiettivo di valorizzare le iniziative già in programma e al contempo di coinvolgere l'intero corpo sociale della città. Il periodo di svolgimento dovrebbe essere la settimana di agosto in cui è collocata la "Cucina Povera" (per il 2007 17-19 agosto). Il programma, ricco e articolato, dovrà coinvolgere il turista che si rechi a Castellina Marittima, almeno la mezza giornata, invitandolo a visitare l'Ecomuseo e a godere degli spettacoli in programma, per poi degustare i prodotti tipici presso i ristoranti cittadini o Arte, estemporanee, fotografia, performance teatrali di strada, mercatini artigianali e di prodotti tipici, degustazioni, dimostrazioni della lavorazione dell'alabastro, spettacoli di danza, concerti di musica classica, saranno localizzati nel centro cittadino, nella piazzetta dell'Ecomuseo, nel Parco Montauti e in altre frazioni del Comune. Si potrebbe valutare l'opportunità di individuare uno spazio adeguato per l'organizzazione di un concerto di musica leggera. L'evento culminante della settimana, nella domenica conclusiva, sarebbe " I rappresentanti dei RIONI si sfidano per il conseguimento dello STENDARDO, illustrato ogni anno da un artista di chiara fama secondo un incarico a seguito di una procedura concorsuale ad invito. Viene primariamente costituito un COMITATO al quale partecipano i rappresentanti dei RIONI, del COMUNE, che coordina e delega la gestione e la promozione dell'evento. Viene redatto un REGOLAMENTO sia per la gestione degli eventi che per l'organizzazione della CORSA. I RIONI possono autofinanziarsi tramite sponsor locali e non, ma non tradizionalmente legati all'amministrazione comunale per evitare disparità di trattamento. Altro canale di finanziamento può essere l'organizzazione di feste e sagre presso il Parco Montauti secondo principi omogenei di durata e di rotazione. In questa maniera viene incrementato il richiamo turistico verso Castellina Marittima. Si prevede che attraverso un investimento oculato e programmato di risorse umane, economiche e finanziarie il Comune di Castellina possa definitivamente essere individuato come CITTA' DELL'ALABASTRO. Roberto Russo lunedì, 12 febbraio 07 13:45
L'ARTE A CESTELLINA
Mi ha sorpreso e incuriosito la prospettiva di scrivere su questo giornale, per la possibilità di stabilire un contatto diretto, non impersonale, con una comunità locale di per sé eterogenea e vivace, rappresentativa, a suo modo, delle energie infaticabili e audaci del nostro Paese. Finalmente possiamo constatare, anche su vasta scala, segnali di una nuova tendenza capace di riconoscere ed apprezzare i talenti dei piccoli borghi, della provincia, di quei distretti territoriali che non hanno dimenticato la peculiarità della propria storia e delle proprie radici, che non si sono lasciati opprimere irreversibilmente dal demone dell'omologazione. Maggiore valore deve essere attribuito al complesso di sforzi, mirati a garantire spazi di discussione, dibattito, confronto culturale, anche laddove la composizione demografica della comunità si è necessariamente assottigliata, trovandosi costretta ad assecondare il flusso migratorio verso i grandi centri economici ed industriali. Creatività è anche questo: innovazione rispetto ad un contesto, sviluppo non cieco, bensì consapevole di punti di forza e di debolezza, di una cornice entro cui si intende dare forma ad un preciso, armonico, disegno. Non rappresentano un concetto astratto o prescindibile i percorsi sinuosi e suggestivi per arrivare dall'entroterra o dal mare fino a Castellina spostandosi con l'automobile, inevitabilmente, impiegando più di un'ora da Pisa e da Livorno, 30 minuti da Volterra; allo stesso modo, non rappresentano un semplice dettaglio coreografico o pittoresco le colline castellinesi, dalle viscere scavate per generazioni dai cavaioli locali. La costituzione di un Ecomuseo manifesta la volontà di individuare un luogo pubblico, in cui conservare e coltivare tracce di una cultura materiale, incardinate in un passato che appartiene alla collettività e che per molti aspetti è molto più lontano di quanto il trascorrere oggettivo del tempo possa lasciar presupporre. Negli ultimi 50 anni il cambiamento degli stili di vita individuali e collettivi è stato incomparabilmente superiore a quello stimabile per centinaia di trascorse generazioni. L'industrializzazione e la società dei consumi di massa, insieme alle conseguenze sul piano ambientale ed economico, hanno prodotto un solco invalicabile, per cui, se da una parte è inimmaginabile un ritorno ad uno stadio preesistente, in nome di un auspicato nuovo equilibrio, d'altro canto diventa non più rinviabile l'impegno per uno sviluppo eco-sostenibile, un tema in voga, ma quanto mai obbligatorio da affrontare. La creatività allora può giocare un ruolo chiave nella individuazione di nuove vie alternative di crescita; in questa ottica, sono in modo particolare le aree marginali, periferiche, più conservatrici e resistenti rispetto a fenomeni di trasformazione e di oblio, parzialmente incontaminate dal mostro dell'inurbamento selvaggio e indiscriminato, a poter offrire uno stimolo ed un contributo di primo piano, in tutti gli ambiti. Ripartire dalle comunità locali credo sia imperativo. In qualsiasi settore, e dunque nondimeno in quello artistico, incontrarsi in un forum, in una piazza pubblica per discutere e confrontarsi a partire da dati concreti, costituisce una autentica sfida ed uno stimolo alla ricerca di modalità nuove per interpretare i fenomeni ed i possibili sviluppi. Lo spazio dell'Ecomuseo ed anche quello di questo giornale costituiscono una piazza, un forum pubblico a disposizione di curiosità, di possibili costruttive critiche, di eventuali proposte attraverso cui esprimere la propria voce all'interno della comunità. Trovo particolarmente felice la coincidenza della presentazione ufficiale del giornale di natura spiccatamente popolare, in occasione dell'inaugurazione di una mostra di omaggio alla Pop Art. Opere di artisti di provenienza e background differente si mostrano a fianco per consentire una lettura in chiaroscuro, con luci ed ombre, ottimistici ammiccamenti e abissi di tragicità, di uno dei fenomeni artistici più travolgenti del ventesimo secolo. Come sottolineava la critica americana Lucy Lippard in apertura di un famoso libro su questa espressione artistica "[....] L'arte Pop mostrò subito di incontrare il favore dei giovani di tutto il mondo, che reagirono in modo entusiastico alle implicazioni, sia a quelle «hot» sia a quelle «cool», di un linguaggio così diretto; attrasse la generazione di mezzo che guardava con ansia verso i giovani alla ricerca di uno stimolo per quel che concerne le arti e il divertimento, attrasse tutti coloro, di qualsiasi età, che riconobbero la sua validità formale." Abolisce il confine tra arte e vita del consumatore medio, rovesciando praticamente l'arte addosso alla gente, erigendo ad oggetti di culto banali scatolette di conserva di pomodoro, tubetti di dentifricio, macchine da scrivere, contenitori di detersivo. Tutto diventa gigante, esagerato, iperbolico. Si eleva un inno al gusto e al retrogusto del possesso. Il culto dell'oggetto portabile e consumabile rievoca il rito dell'acquisto nei nuovi templi del supermarket. Il campo dei sentimenti e delle emozioni viene fagocitato dalla morbosa voluttà di possesso. La relazione con l'altro, ridotto a pura fonte di possibile piacere, viene appiattita in un orizzonte dove la massa indistinta sembra quasi subire le strategie di marketing, capaci di sezionare in modo trasversale gli aggregati sociali segmentandoli in fasce di clienti. "Target" è anche il titolo di un quadro di Jasper Johns. Di per sé potrebbe sembrare scarsamente significativo, tuttavia è folgorante per la efficace atonia emotiva, per la disidratazione sentimentale che stride con i precedenti, per così dire romantici, dell'astrattismo espressionista americano e dell'arte informale di matrice europea. Perseguire un obiettivo a qualsiasi costo, il contesto relazionale non conta, a meno che non sia funzionale allo scopo da raggiungere: questo cinismo narcisista trova esaltazione più o meno ottimistica o amara nei lavori pop. Non è un caso la persistenza di questo tipo di linguaggio artistico, neppure lo è il susseguirsi, anche in questi mesi in Italia, di grandi mostre su singoli protagonisti di quella che potremmo evocare come "Pop generation": Warhol a Roma, Oldenburg a Torino" Hanno ancora molto da dire! Francesca Pepi
lunedì, 12 febbraio 07 13:27
LE INTERVISTE
Valberto Miliani lunedì, 12 febbraio 07 13:18
RETROSPEZIONI
L'inizio di un nuovo percorso potrebbe sembrare incerto e insicuro, soprattutto se si tratta di una pubblicazione stampata in una generale... [...] lunedì, 12 febbraio 07 13:10
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Valberto Miliani |
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