LA CASTELLINA ECOMUSEOARTE, CULTURA, AMBIENTE A CASTELLINA MARITTIMA DALL'ECOMUSEO DELL'ALABASTRO blog gestito da Raffaela Maria Sateriale |
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giovedì, 19 luglio 07 10:24
METTI UN WEEKEND SUI NAVIGLI di hugo bandannasè valido anche d'estate?
Questa Milano che non è più da bere resta almeno da guardare e farsi ammirare. Metti un weekend sui Navigli tra gli abusivi multicolore che si guardano tra di loro smarriti cercando la varietà e le diverse tonalità delle loro etnie sulle tele esposte in parata come argine ai bordi dei navigli meneghini. Nata come una delle prime manifestazioni a “plein air” organizzata dall’Associazione del Naviglio, la due giorni, 12-13 maggio, primaverile Arte sui Navigli ha sicuramente perduto il carattere spontaneista e naif dei primi anni, della serie “dilettanti allo sbaraglio” per diventare uno dei più importanti appuntamenti nel panorama artistico culturale milanese. Oltre 300 artisti da tutti Italia tappezzano entrambe le sponde dei Navigli con le proprie opere per mettersi in mostra come sono solite fare le prostitute nella zona rossa di Amsterdam e proprio come queste indaffarate dal a concludere l’ultimo buon affare. Nella Capitale d’Italia per business e strategie di marketing anche l’artista di strada sembra adeguarsi: si lascia ammirare stravaccato su seggiole pieghevoli dai passanti in maniera sfuggente come se egli stesso fosse il prodotto artistico e non i quadri da lui composti prima ed esposti dopo. Di sicuro la folla viene catturata più da una atmosfera incerta, in bilico tra il “bohemienne fighetto” e la festa di paese piuttosto che dall’originalità delle opere, che tendono ad omologarsi e confondersi salvo rarissime eccezioni. Se l’arte significa osare e sfidare se stessi, questo weekend sui Navigli equivale al prossimo o a quello precedente senza la “cornice di cornici” riempite di colori, paesaggi, figure che evocano luoghi e personaggi esotici, copie sfacciate di Mirò o colori rubati a Gaugain, o sperimentazioni di foto ritoccate in digitale, o stampe di Parigi dell’Ottocento che nessuno sa spiegare come siano arrivate fin li, o Mamme con palloncini che inseguono bambini colanti di gelato che minacciano come vandali la “sacralità dell’oggetto artistico” o bicchieri titillanti che preannunciano l’avvento dei primi aperitivi negli acchittati locali alternativi dei Navigli. Ma se l’Arte significa un po’ prostituirsi alle regole del mercato come accade tra i canali della Zona Rossa di Amsterdam, significa sopravvivere ad altre arti, vedi la contemporanea uscita di Spiderman 3 il weekend medesimo, allora il weekend è quello giusto, in fondo tornare a casa e dirsi “Cara Fa sempre un po’ dandy arte non arte …è un problema superabile. Cara (1) “Un Romantico a Milano” dei Baustelle. lunedì, 02 luglio 07 01:11
GLAMODAMA Milligrammi di Assuefazionedi Angela Buccella – Michele Di Salvo Ed. 2005 “Il Mio libro è come un blog” di Ugo Colella Angela Buccella insegue un sogno: diventare scrittrice. Ma si fa fatica a considerare il suo “Glamodama” come un romanzo di una esordiente che vuole realizzare questo ambito sogno. Pare infatti che per fare lo scrittore di questi tempi basti accantonare il talento, se si ha la fortuna di averlo, il metodo se si ha la costanza di ricercarlo, un proprio stile, se si ha la capacità di accorgersene, per finire con l’omettere del tutto anche la trama con tanto di contenuto, così da ridurre un romanzo ad un insignificante “lapsus freudiano”. Mai dimenticarsi però, di una copertina sfolgorante da esibire nelle migliori librerie o supermarket o di altri trucchi di marketing che hanno reso ormai il vecchio e polveroso libro un prodotto domestico pre-confezionato alla stregua di un videogioco. La machiavellica venticinquenne milanese Buccella vuole diventare scrittrice ma non si preoccupa del come diventarlo. Il fine giustifica i mezzi. Sceglie due scorciatoie assolutamente in voga: uno, il blog, una sorta di diario virtuale in cui il possessore più o meno quotidianamente appunta fatti ed avvenimenti del proprio vissuto ed il solo fatto di renderli di dominio pubblico dovrebbe garantirne una qualità, questi sono le infauste conseguenze della Pop_Art che neanche Andy Wharol avrebbe previsto. Due, si avvale una sorta di plagio contestuale al proprio localismo. Invece della “Londra alla emiliana”, e di una certa scrittura nevrotica di derivazione beat di Isabella Santacroce(1) ed invece della disturbata ed allucinata Los Angeles in cui Di J.T. Leroy (2) ambienta le sue morbose narrazioni, lei opta per la nebbiosa Milano in cui vive: “Milano. Agosto. Solitudine e silenzio ad anestetizzarmi le vene…” . In realtà a parte i nomi delle strade diverse e quelle delle stazioni della metro, questa Milano buccelliana, potrebbe essere una metropoli qualsiasi, in primis, Los Angeles oppure una Londra all’emiliana, sia influenza dei suddetti autori o effetto globalizzazione ai posteri l’ardua sentenza.
Il capoluogo lombardo diventa in Glamodama una prigionia fatta di architetture fisiche e mentali stringenti e claustrofobiche che l’autrice si trova a fronteggiare, spesso subendole. Non è la sola autrice con ambizioni di successo letterario...e non, a percorre scorciatoie di questo genere, il mondo letterario infatti pullula di arrembanti autori nuovissimi che ritengono che lo scrivere un romanzo equivalga ad apporre una insegna pubblicitaria ad effetto per descriversi ed auto-definirsi sopra un negozio ancora da farsi Angela Buccella “violentemente romantica”. L’ ossimoro che lampeggia nel cliccatissimo blog virtuale di Angela e che si ripete fino a moltiplicarsi in una sorta di refrain subliminale in ogni suo racconto - poesia che correda le settantanove pagine di Glamodama Glamodama è non ha una trama e neanche un solido contenuto piuttosto tende a virare fino ad eclissarsi inun ininterrotto flusso di coscienza corredato, in sparuti momenti di una prosa poetica in cui la poetessa/scrittrice declama ciclicamente “Porno amore a invadere il mio cervello” con la variante più originale “Porno amore a invadere i sensi”. Qui si situa concettualmente ed enfaticamente l’apice dell’ibrido romanzo edito da Di Salvo. Qui risiede la summa dei sentimenti repressi quali frustrazione, noia, rabbia, accumulata da una venticinquenne Milanese che vuole diventare scrittrice e vuole soprattutto convincerci che ha le carte in regola per poterlo diventare alla svelta. “Glamodama” si nutre di sintesi: le “due scorciatoie” originarie che l’hanno concepito, la stringatezza, la scaltrezza di sbrigarsi a chiudere in scatola autori come William Burroghs (3) con la geniale tecnica del “cut up”– la nevrosi provinciale di Isabella Santacroce – la generazione vuota di J.T. Leroy – gli ultimi rigurgiti incarogniti del giunge ed infine la sintesi esistenziale dell’autrice, intesa come bisogno ed urgenza di esistere attraverso successo ottenuto ad ogni costo, che un successo da scrittrice, bloggista o velina, aggiungo io, non è il mezzo che conta. (1) Scrittrice italiana contemporanea il cui esordio letterario avvenne a metà anni Novanta con la pubblicazione di Fluo, primo libro della "Trilogia dello spavento" (gli altri due titoli sono Destroy e Luminal). Destroy in particolar modo divenne un caso letterario in Italia e il nome della Santacroce venne accostato al gruppo dei Giovani Cannibali, movimento letterario sviluppatosi alla fine degli anni Novanta (rappresentativo è il volume Gioventù Cannibale, Einaudi), formato da giovani scrittori esordienti. Assieme ad alcuni di essi, come Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Niccolò Ammaniti, Enrico Brizzi, Tommaso Labranca, Tommaso Ottonieri, Luca Ragagnin e altri, insieme alla stessa Santacroce, diedero vita nel 1997 a un movimento filosofico-letterario, il Nevroromanticismo, atto ad esprimere l'inquietudine dell'esistenza n.d.r. (2) J.T. Leroy nasce 22 anni fa nel west Virginia. Una vita travagliata sballottato qua e là tra assistenti sociali e parcheggi per camionisti a seguito dela madre Sarah, una giovanissima prostituta. Il passaggio obbligato dalla droga e poi la rinascita, dopo la morte della madre, con l'aiuto di uno psicoanalista che gli consiglia di scrivere a scopo terapeutico. Ecco allora venire alla luce i primi racconti diffusi sul web con lo pseudonimo di Terminator per arrivare alla pubblicazione di due romanzi, "Sarah" e "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa". A scaraventarlo nel mito, oltre ai milioni di copie vendute in tutto il mondo, la sua timidezza patologica che lo costringe a non presentarsi mai al suo pubblico se non attraverso foto (d'autore) in cui appare travestito, o attraverso la sua mailng list. Esaltato dalla critica, adorato dalle pop star (i Garbage gli dedicano una canzone, "Cherry Lips"), "adottato" da grandi nomi della letteratura americana come Dennis Cooper, J.T. diventa un fenomeno mediatico. lunedì, 02 luglio 07 01:09
DOVE OSANO LE “AQUILE”……DEI SERPENTI
Venendo ad abitare a Castellina, non si può fare a meno di rimanere colpiti dall’attaccamento che i suoi abitanti dimostrano nei confronti dei boschi e dell’ambiente che li circonda. Sono pertanto convinto che per molti sarà un piacere conoscere quanto andrò a raccontare di seguito. “In una tiepida giornata di primavera di qualche anno fa, passeggiando per le vie del paese, giunsi al piazzale dell’Ecomuseo. Dietro le case del paese, il cielo azzurro contrastava con il verde dei boschi rinvigorito dalle foglie germogliate da pochi giorni. L’effetto cromatico comunicava chiaramente che i rigori dell’inverno erano ormai lontani e infondeva gioia e tranquillità. Pertanto rimasi vari minuti ad osservare quello spettacolo, fino al momento in cui, improvvisamente, una figura grande e misteriosa richiamò la mia attenzione mentre volteggiava silenziosa ed elegante nel cielo sopra al bosco. Allo stesso modo dei cani quando, sonnecchiando al sole, riconoscono un odore interessante nell’aria, drizzai le orecchie e aguzzai la vista, cercando di capire di cosa si trattasse. Era sicuramente un rapace, ma non una di quelle poiane che sono solite pattugliare i boschi e le radure tra il poggio del Podere e i Sassi Bianchi nelle ore più calde della giornata. Era più grande, con la coda più lunga e un evidente colore bianco delle parti inferiori che si accendeva ogni volta che virava improvvisamente volgendo il petto al sole. Così come era arrivata, scomparve rapidamente dietro le colline, con una lunga planata verso il Monte Vitalba. Colpito da quell’avvistamento, cominciai a fare delle ipotesi su quale specie poteva essere, dando fondo a tutte le mie conoscenze ornitologiche. Tutti gli indizi portavano ad una sola soluzione che, qualora si fosse rivelata vera, avrebbe dato una grande soddisfazione a me che l’avevo vista, ma soprattutto un bella conferma dell’alto valore naturalistico dell’ambiente che circonda Castellina. In breve tempo maturai l’idea di indagare più approfonditamente, per scoprire in modo definitivo chi solcava i cieli di questo paese con volo maestoso di…“aquila”. Così il giorno dopo, nel primo pomeriggio, presi lo zainetto, ci misi la guida ornitologica, dell’acqua, un po’ di merenda e con il binocolo al collo pronto all’uso, partii da casa deciso a svelare il mistero. Mi incamminai su per la strada di Ceppo Nero, fino ad imboccare il sentiero che porta verso i Sassi Bianchi. Anche quel giorno era splendido, con il sole che colorava d’oro il mare all’orizzonte mentre cominciavo a salire tra il bosco e le siepi di rovi che si trovano appena lasciato le ultime case. L’abbaio fioco e stanco di un vecchio cane, accompagnava i miei passi sul sentiero. In poco tempo arrivai alle Cave di Piero dove un grido nel cielo, sopra la mia testa, mi fece fermare improvvisamente: era una poiana che lentamente stava cercando la corrente termica giusta che la portasse in alto, ma non era lei che stavo cercando. Pian piano arrivai fino ai Sassi Bianchi, dove mi misi a perlustrare il cielo con il binocolo. Rimasi per un ora, seduto per terra a guardare in alto, ma nessun rapace misterioso incrociò il mio sguardo. La solita brezza che tira ai Sassi Bianchi mi provocò un brivido di freddo, dopo poco decisi di rientrare deluso, inconsapevole di quanto sarebbe successo pochi secondi dopo. Subito prima che il sentiero rientri nel bosco, la coda del mio occhio fu attratta da una grande ombra nel cielo, mi voltai di scatto e vidi una grossa “aquila bianca” che con larghe spirali si levava sopra il costone erboso dei Sassi Bianchi, di tanto in tanto bloccandosi nello “Spirito Santo”*, dimostrando insospettate doti di agilità. Era proprio quella che pensavo, l’Aquila dei Serpenti volava nei cieli di Castellina.”
* tecnica di volo detta dello “Spirito Santo”: è un termine utilizzato dagli addetti ai lavori nel campo dell’ornitologia, per descrivere una fase acrobatica del volo tipica di alcune specie di uccelli. Esattamente descrive il momento in cui gli uccelli riescono a rimanere in aria fermi in un punto sbattendo rapidamente le ali. Il nome deriva dalle raffigurazioni del simbolo religioso dello Spirito Santo: esattamente come una colomba bianca in volo ferma in un punto. Questa tecnica è particolarmente utile ai rapaci per individuare con precisione le prede al suolo. lunedì, 02 luglio 07 01:03
LIBRI, QUADRI ED ALABASTRO.
Può succederti, come è successo a me, di essere invitato a presentare un libro in un ambiente diverso dal solito, mettiamo un museo. E può succederti di entrare nella magia di un mondo che ti fa scordare persino il motivo per cui ci sei entrato. In un tardo pomeriggio di dolce autunno il mio corpo entra nell’Ecomuseo dell’Alabastro di Castellina Marittima, ma la mente mi vola via subito. C’è qualcosa nell’aria… C’è alabastro. E non solo. Guidato dalla discreta e sapiente voce di Roberto Russo mi addentro nei meandri di un passato che per me è presente, e immediatamente diventa futuro: l’alabastro c’è stato, c’è e ci sarà dopo di noi. Resto affascinato dagli ‘ovuli’ che vengono estratti dalla terra, e che non hanno dimensioni imponenti, sono solo un po’ più grandi di certe uova di dinosauro. Per questo, mi si dice, non vedremo mai una grande statua di alabastro. Non lo sapevo, ma così mi spiego il perché io abbia sempre visto, in alabastro, oggetti di piccole forme. E se il marmo si è preso il David di Michelangelo, così come le grandi sculture greche e romane, sono sicuro che dalla sua imponenza – e durezza – egli invidi un po’ il suo dolce fratellino, che lo batte in delicatezza e trasparenza, in calore e familiarità. Ne sapevano qualcosa gli antichi popoli che ne facevano deliziosi oggetti d’uso (e non solo) già migliaia di anni fa. Mi guardo intorno e… Non solo alabastro all’Ecomuseo! Arte. Quadri, sculture e installazioni che catturano, avvolgono, risucchiano ogni altra energia. La brava Raffaela M. Sateriale opera lì, ed ospita colleghi artisti di grande valore. Dove mi trovo? Forse all’interno di un meteorite sceso dal cielo, proveniente da un altro pianeta: Mi sveglio. Sì, devo presentare il mio libro pieno di mostri. Lo faccio. Ma la mia testa è piena di sogni. Gianni Greco (“G”)
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lunedì, 02 luglio 07 01:00
RDA TOSCANA IN TAVOLA”, UNA PICCOLA “GRANDE AZIENDA”
Sfogliando- è il caso di dirlo per il susseguirsi di date, avvenimenti e prestigiosi traguardi professionali-, il curriculum dell’ing. Decio Iasilli, ci sarebbe da sorprendersi nel trovarlo, in età matura, imprenditore di successo alla guida di un’azienda alimentare, piccola ma affermata anche a livello internazionale come Da sorprendersi perché la formazione culturale dell’ing. Iasilli ( di origini lucane, cresciuto in Umbria e laureatosi a Pisa) è di carattere squisitamente tecnologico con una laurea d’avanguardia, per la fine degli anni ’60, in “Trasmissione dati”, gli albori dell’era delle telecomunicazioni, e, di seguito, una borsa di studio al centro di ricerche universitario (Cnuce), assunzione al Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito del programma di utilizzo a distanza dei calcolatori, antesignano di Internet, collaborazione alla nascita di Micromegas “Ulisse”, primo personal computer italiano realizzato da un’azienda pisana e dirigente a meno di quarant’anni in. E avanti così di successo in successo fino al 1996 allorchè lasciò l’azienda per una inconciliabile diversità di vedute con l’amministratore delegato. E’ a questo punto che tramite l’amicizia con Rocco Pompeo viene a conoscenza della possibilità di rilevare un’azienda alimentare che il castellinese Claris Falorni aveva avviato con felice intuizione. Dopo tre anni di ricerche a tutto campo per identificare le strategie commerciali e di marketing con l’alternativa tra azienda dotata di una rete diretta di vendita o scelta del canale della grande distribuzione (rivelatosi poi vincente), nel 2000 viene costruito lo stabilimento de Le Badie con un investimento di oltre due miliardi di lire. La gamma produttiva si estende progressivamente fino all’attuale offerta di salse per crostini e bruschette, ragù di selvaggina e carni pregiate, zuppe e contorni di legumi, sughi a base di pesce e frutti di mare, sughi a base di pomodoro e secondi piatti della tradizione. Dopo le prime ed inevitabili difficoltà di accesso, il mercato, constatate l’indiscutibile qualità dei prodotti e la serietà ed affidabilità dell’azienda, si apre in maniera estremamente soddisfacente. Unicoop del Tirreno, Unicoop Firenze, il gruppo Finsiol, Panorama, Etruria SMA allineano oggi nei loro espositori prodotti della gamma a marchio RDA Toscana in Tavola. Fatto 100 il fatturato, il 40 proviene dalla grande distribuzione, un altro 40 da produzione per conto terzi (che etichettano a loro nome) un 10 dall’esportazione all’estero ed un ultimo 10 dalla fornitura di porchetta mantenuta in linea produttiva per cultura storica e per affetto nei confronti di piccoli negozi e di Claris Falorni, ideatore dell’impresa al quale l’Ing. Iasilli è ancora molto legato (e conoscendo Claris non potrebbe essere altrimenti). L’operatività dell’azienda è assicurata da 7 dipendenti ( tre cuoche, un’ impiegata d’ufficio e tre addetti ai magazzini, alle preparazioni e all’etichettatura), quattro dei quali Castellinesi. La gestione manageriale deriva dalla cultura di grande azienda maturata in carriera dall’ing. Iasilli. Si lavora per obiettivi più che per orario in senso stretto ed il benessere dei dipendenti ( con mensa interna gratuita, sosta del pranzo considerata come orario di lavoro, nessun obbligo di lavoro al sabato, nessun lavoro in nero, nessun straordinario non retribuito e politica antinfortunistica molto attenta con un solo incidente in dieci anni) è tenuto nella massima considerazione al fine di rafforzare quel legame di fidelizzazione che incide fortemente sulle fortune di ogni azienda. Questa lungimiranza imprenditoriale è probabilmente frutto della sensibilità sociale di Decio Iasilli, “ sessantottino” ai tempi universitari e volontario nel servizio ai quartieri, segnatamente in quello di Corea a Livorno, che hanno fortemente improntato la sua personalità. Naturalmente la passione gastronomica che ha “assalito” l’imprenditore si è soltanto affiancata a quella tecnologica e l’azienda, dotata dei più sofisticati sistemi di telecomunicazione, è attenta ad ogni segnale di modernità tanto che in questi giorni sta decidendo la copertura dell’intero stabilimento con pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. “RDA Toscana in Tavola”, una piccola grande azienda che costituisce una delle perle del panorama imprenditoriale nel territorio di Castellina. Valberto Miliani lunedì, 02 luglio 07 00:56
DALLA PARTE DELLE DONNENon solo l’8 marzo deve essere considerato il giorno delle donne! E’ necessario parlare di prevenzione cardiovascolare nelle donne! Per molti anni la donna è stata considerata a minor rischio per eventi acuti coronarici ed il tumore al seno ed al collo dell’utero sono stati considerati quelli su cui incentrare più assiduamente la prevenzione. La malattia cardiovascolare è un nemico pericoloso anche per le donne! In Italia infatti 30 mila donne muoiono per un attacco cardiaco, contro le 11 mila dovuti a carcinoma della mammella. Fino al momento della menopausa la donna è protetta dal rischio di eventi coronarici dagli ormoni sessuali, ma una volta raggiunto tale traguardo si eguaglia nel rischio al sesso maschile. Considerando la sua maggior aspettativa di vita, la prevalenza numerica del sesso femminile, le difficoltà diagnostiche che spesso si hanno nelle donne che possono compromettere la giusta diagnosi e prognosi; parlare di prevenzione cardiovascolare per la donna è una necessità! Importante è quindi identificare i fattori di rischio al fine di una prevenzione delle complicanze cliniche ad essi associati. Questi fattori di rischio sono di riscontro più frequentemente nella donna in menopausa, quando vengono meno gli effetti protettivi e benefici degli ormoni ovarici sul sistema cardiovascolare. Il meccanismo attraverso cui il deficit di ormoni ovarici porta all’aumento di peso ed alla variazione della distribuzione del grasso corporeo, passando dall’assetto ginoide all’assetto androide ( con localizzazione del grasso a livello addominale), non è perfettamente noto, entrando in gioco più fattori con incremento degli ormoni androgeni ed alterazione associate della funzione tiroidea. Alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico spesso si associano ad alterazioni dei livelli pressori Un aumento del peso corporeo di circa L’ipertensione arteriosa, cioè valori pressori maggiori di 140/90, rappresenta il fattore di rischio di più frequente riscontro, soprattutto dopo i 50 anni o con l’avvento della menopausa. L’ipertensione arteriosa può determinare lo sviluppo di una cardiopatia ipertensiva, che può arrivare ad evolvere in insufficienza cardiaca; può determinare eventi ischemici cerebrali con compromissione delle funzioni cognitive sia direttamente che indirettamente favorendo l’insorgenza di fibrillazione atriale. In conclusione: l’ipertensione arteriosa, il sovrappeso e l’obesità, alterazioni dell’assetto lipidico e glucidico, il fumo, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta sono i punti cardine su cui agire. Ciascuna di noi ha il diritto/dovere di pensare in tempo a se stessa. Provvedere per tempo è un regalo che ciascuna donna fa a sé, contribuendo a migliorare il proprio stato di salute e favorendo l’educazione delle nuove generazioni ad un sano vivere. Liliana Buontempi lunedì, 02 luglio 07 00:55
Il Festival Antroporti ovvero L’Isola del TesoroIl vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi. Marcel Proust Approda quest’anno il festival Antroporti , nella sua ottava edizione nel paese di Castellina Marittima, che si fa carico da questa estate di avere il ruolo importante di comune capofila di una decina di comuni della Provincia di Pisa. Ma che cosa vuol dire Antroporti e a quali figure di riferimento culturale i direttori artistici e organizzativi del Teatro del Tè si sono ispirati ben pochi lo sanno. Antropos in greco antico significa uomo , quindi il significato letterario del festival è porti dell’uomo, punti di approdo e di fusione di razze, culture, idee e pensieri , simbolo della istintiva voglia di spostarsi della natura umana, dell'impulso al movimento in senso più ampio. Nell’idea della sua nascita avvenuta nel 2000 ,i direttori artistici , Paolo Giommarelli, Pietro Malavenda e Claudio Neri , ebbero la proiezione visionaria di creare una mappa immaginaria di paesi della nostra provincia che nella fantasia diventavano porti e centri di confluenza della vita sociale, punti d’approdo del territorio provinciale che a sua volta era diventato immaginariamente un mare. Non si parlava ancora allora di creare delle reti tematiche e intercittadine e Antroporti fù il primo festival in fase sperimentale di aver creato una rete . Il tema ,oltre il significato simbolico dei porti dell’uomo , è il viaggio , il pellegrinaggio , l’erranza , il girovagare come atto fondamentale della ricerca di se e dello sconosciuto attorno a noi : l’essere umano. La figura di riferimento morale e creativa del festival fù la figura emblematica di Hugo Ptatt , scrittore e fumettista, creatore del famoso Corto Maltese. Dai diari di questo grande scrittore e girovago si leggono le testimonianze empiriche di ciò che aveva guidato la sua vita e che influenzò i creatori del festival successivamente : la curiosità. Tutta la sua vita fu imperniata sul cercare in ogni campo per comprendere meglio il mondo attorno a se e se stesso. “ ho trascorso gran parte della mia vita passando da una ricerca all’altra, da un viaggio all’altro, da un libro all’altro. Anche altri hanno trascorso la vita in questo modo e li capisco “ diceva Pratt. “ Poi un giorno mi capita di non trovare un documento perchè, ad esempio, è stato bruciato nel Medioevo, ed è a questo punto che qualcuno come me può colmare questo vuoto inventando una storia: solo con me stesso, io do la mia interpretazione , e grazie all’immaginazione, esco dal cerchio in cui tutti i libri mi avevano rinchiuso”. Antroporti sposò allora le tesi della ricerca del grande scrittore e disegnatore , del punto in movimento del sapere che mai giunge alla meta ma che la ricerca di se stesso, il suo cammino stesso diventa il fine . Una ricerca continua e immaginaria dell’ Isola del Tesoro, evocando il libro di Stevenson, che a citazione stessa del nostro ignaro maestro così dichiarò: “ Mio padre aveva ragione, ho trovato la mia Isola del Tesoro. L’ho trovata nel mio mondo interiore, nei i miei incontri, nel mio lavoro. Trascorrere la mia vita in un mondo di fantasia, questa è stata la mia Isola del Tesoro. Naturalmente , è vero che i mondi che mi capita di visitare seguendo le mie ricerche possono a volte venir giudicati puerili e inutili, tanto sono lontani dai problemi quotidiani, ma ancor oggi ripenso a coloro che mi accusavano di essere inutile , e a quello che invece giudicavano utile, allora, a loro confronto , non solo provo il desiderio di essere inutile, ma ne sento addirittura il desiderio. “ Antroporti anche per questo ottavo anno inizia il suo viaggio da Castellina e prosegue il suo cammino continuando ancora a servire umilmente l’ideale ,secondo l’ autorevole desiderio di un maestro, che fantasia e immaginazione possano essere molto più importanti di una inutile vita pratica. Claudio Neri Teatro del Tè |
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