lunedì, 02 luglio 07 01:09
Venendo ad abitare a Castellina, non si può fare a meno di rimanere colpiti dall’attaccamento che i suoi abitanti dimostrano nei confronti dei boschi e dell’ambiente che li circonda. Sono pertanto convinto che per molti sarà un piacere conoscere quanto andrò a raccontare di seguito.
“In una tiepida giornata di primavera di qualche anno fa, passeggiando per le vie del paese, giunsi al piazzale dell’Ecomuseo. Dietro le case del paese, il cielo azzurro contrastava con il verde dei boschi rinvigorito dalle foglie germogliate da pochi giorni. L’effetto cromatico comunicava chiaramente che i rigori dell’inverno erano ormai lontani e infondeva gioia e tranquillità. Pertanto rimasi vari minuti ad osservare quello spettacolo, fino al momento in cui, improvvisamente, una figura grande e misteriosa richiamò la mia attenzione mentre volteggiava silenziosa ed elegante nel cielo sopra al bosco. Allo stesso modo dei cani quando, sonnecchiando al sole, riconoscono un odore interessante nell’aria, drizzai le orecchie e aguzzai la vista, cercando di capire di cosa si trattasse. Era sicuramente un rapace, ma non una di quelle poiane che sono solite pattugliare i boschi e le radure tra il poggio del Podere e i Sassi Bianchi nelle ore più calde della giornata. Era più grande, con la coda più lunga e un evidente colore bianco delle parti inferiori che si accendeva ogni volta che virava improvvisamente volgendo il petto al sole. Così come era arrivata, scomparve rapidamente dietro le colline, con una lunga planata verso il Monte Vitalba. Colpito da quell’avvistamento, cominciai a fare delle ipotesi su quale specie poteva essere, dando fondo a tutte le mie conoscenze ornitologiche. Tutti gli indizi portavano ad una sola soluzione che, qualora si fosse rivelata vera, avrebbe dato una grande soddisfazione a me che l’avevo vista, ma soprattutto un bella conferma dell’alto valore naturalistico dell’ambiente che circonda Castellina. In breve tempo maturai l’idea di indagare più approfonditamente, per scoprire in modo definitivo chi solcava i cieli di questo paese con volo maestoso di…“aquila”. Così il giorno dopo, nel primo pomeriggio, presi lo zainetto, ci misi la guida ornitologica, dell’acqua, un po’ di merenda e con il binocolo al collo pronto all’uso, partii da casa deciso a svelare il mistero. Mi incamminai su per la strada di Ceppo Nero, fino ad imboccare il sentiero che porta verso i Sassi Bianchi. Anche quel giorno era splendido, con il sole che colorava d’oro il mare all’orizzonte mentre cominciavo a salire tra il bosco e le siepi di rovi che si trovano appena lasciato le ultime case. L’abbaio fioco e stanco di un vecchio cane, accompagnava i miei passi sul sentiero. In poco tempo arrivai alle Cave di Piero dove un grido nel cielo, sopra la mia testa, mi fece fermare improvvisamente: era una poiana che lentamente stava cercando la corrente termica giusta che la portasse in alto, ma non era lei che stavo cercando. Pian piano arrivai fino ai Sassi Bianchi, dove mi misi a perlustrare il cielo con il binocolo. Rimasi per un ora, seduto per terra a guardare in alto, ma nessun rapace misterioso incrociò il mio sguardo. La solita brezza che tira ai Sassi Bianchi mi provocò un brivido di freddo, dopo poco decisi di rientrare deluso, inconsapevole di quanto sarebbe successo pochi secondi dopo. Subito prima che il sentiero rientri nel bosco, la coda del mio occhio fu attratta da una grande ombra nel cielo, mi voltai di scatto e vidi una grossa “aquila bianca” che con larghe spirali si levava sopra il costone erboso dei Sassi Bianchi, di tanto in tanto bloccandosi nello “Spirito Santo”*, dimostrando insospettate doti di agilità. Era proprio quella che pensavo, l’Aquila dei Serpenti volava nei cieli di Castellina.”
Avevo già avuto la fortuna di vedere questo raro rapace in altre parti della Toscana, ma è in questo modo che lo vidi per la prima volta a Castellina. Per dare l’idea dell’importanza e delle caratteristiche eccezionali di questo animale, voglio riportarvi alcune notizie su questa specie. È maggiormente conosciuta con il nome di Biancone (nome scientifico: Circaëtus gallicus), perché ha le parti inferiori bianche con pesanti striature scure, che in volo risultano molto chiare. È un grande rapace che appartiene alla famiglia delle aquile (Accipitridi) e come tale possiede quasi 2 metri di apertura alare. Non avete sbagliato a leggere e non è un errore di battitura, le ali di un esemplare adulto possono effettivamente misurare da 185 a 195 centimetri. Possiede un becco corto e robusto, zampe grigio-azzurrognole con artigli potenti e grande coda. Può superare addirittura i 2 Kg di peso. È una specie molto specializzata nel regime alimentare, dato che si nutre per circa il 90% di serpenti, da qui il nome: Aquila dei Serpenti. Una volta avvistato un serpente, gli piomba addosso dall’alto con una picchiata obliqua, ora decisa ora graduale; lo afferra al collo con una zampa e nel mezzo del corpo con l’altra e gli stacca la testa con un preciso colpo di becco. Successivamente lo inghiotte sul posto e in volo, a partire dalla parte mutilata. Preda anche le vipere dalle quali non è immune dal veleno, affidandosi esclusivamente alla sua destrezza e abilità di cacciatore specializzato. Essendo i serpenti spesso molto lunghi, anche più di 1,5 – 1,7 metri (bisce dal collare, saettoni ecc.), è frequente vedere questi uccelli mentre trasportano al nido le loro prede, con la metà inferiore del corpo del rettile che gli penzola fuori dal becco. È un uccello migratore “transahariano”, ciò significa che quando lo vediamo nei nostri cieli, ha compiuto con le sole proprie forze e la grande capacità di sfruttare le correnti d’aria calda, un lunghissimo viaggio: dal centro Africa, attraverso il Sahara, il Mediterraneo e gran parte dell’Italia, viaggio che dopo pochi mesi percorrerà di nuovo in senso inverso. Da noi è presente da aprile a settembre, dove viene per riprodursi costruendo come nido una grossolana piattaforma di rami secchi e verdi sopra agli alberi, preferibilmente leccio o sughera, nel quale depone un solo uovo. Il giovane è in grado di eseguire i primi voli soltanto dopo 70 giorni dalla schiusa. Il suo richiamo è descritto nelle guide come un fischio flautato e lamentoso, che, aggiungo io, vagamente può ricordare il verso del rigogolo. Un occhio poco esperto, può confonderla con una poiana, ma le dimensioni nettamente più grandi, il bianco delle parti inferiori e la coda più lunga sono già ottimi elementi discriminanti, se lo si vede poi con un serpente che penzola dal becco si ha l’automatica certezza che si tratta di un biancone. L’intera popolazione italiana dovrebbe aggirarsi intorno alle 200-300 coppie delle quali buona parte nidificano in Toscana e nel Lazio, pertanto è un uccello piuttosto raro, presente in tutte le direttive, nazionali e comunitarie, di protezione degli animali. È interessante sapere che questo grande veleggiatore era una delle prede più ambite dai bracconieri dello Stretto di Messina, i quali hanno contribuito non poco alla sua rarefazione. Di fronte a questi prodigi della natura non si può che rimanere stupefatti, per la loro bellezza e per quello che sono in grado di fare: grandi viaggiatori, dotati di grandi tecniche di volo e di caccia. È pertanto un privilegio che Castellina possa vantare questa presenza all’interno del suo patrimonio faunistico. Molto spesso pensiamo che i grandi animali siano presenti solo nei parchi nazionali o in paesi lontani da noi, ma quello che vi ho raccontato dimostra che non è così, e vi assicuro che non è l’unico esempio. La presenza di questa specie in questi luoghi, è documentata storicamente, pertanto è evidente che l’alternanza di boschi, pietraie, radure assolate e sassose, attorno a Castellina, sono un luogo ideale per questa specie. Come tutti gli animali molto specializzati, questi uccelli sono tuttavia molto sensibili ai cambiamenti ambientali, per questo c’è da augurarsi che la novità “eolica” presente alla Vitalba, non interagisca con le sue abitudini ecologiche e non induca questa specie ad abbandonare questo sito storico di riproduzione dopo anni di presenza, ma questo lo scopriremo solo alla prossima primavera. Spero, con queste poche righe, di aver anche contribuito ad aumentare la curiosità e l’interesse per il patrimonio naturalistico di casa nostra, perché nonostante a Castellina per varie attività: caccia, ricerca di funghi, passeggiate, sia ancora forte la sana abitudine di vivere la natura, tanti sono i motivi che ci portano sempre più a rinchiuderci tra le quattro mura di casa o del luogo di lavoro. Perciò teniamo presente che non solo su alla televisione si possono vedere spettacoli del mondo della natura, ma anche subito fuori dalla porta di casa, nei nostri boschi e nelle nostre campagne, ci aspettano grandi sorprese.
Federico Lucchesi
* tecnica di volo detta dello “Spirito Santo”: è un termine utilizzato dagli addetti ai lavori nel campo dell’ornitologia, per descrivere una fase acrobatica del volo tipica di alcune specie di uccelli. Esattamente descrive il momento in cui gli uccelli riescono a rimanere in aria fermi in un punto sbattendo rapidamente le ali. Il nome deriva dalle raffigurazioni del simbolo religioso dello Spirito Santo: esattamente come una colomba bianca in volo ferma in un punto. Questa tecnica è particolarmente utile ai rapaci per individuare con precisione le prede al suolo.
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