LA CASTELLINA ECOMUSEO

ARTE, CULTURA, AMBIENTE A CASTELLINA MARITTIMA DALL'ECOMUSEO DELL'ALABASTRO blog gestito da Raffaela Maria Sateriale

RDA TOSCANA IN TAVOLA”, UNA PICCOLA “GRANDE AZIENDA”

 

Sfogliando- è il caso di dirlo per il susseguirsi di date, avvenimenti e prestigiosi traguardi professionali-, il curriculum dell’ing. Decio Iasilli, ci sarebbe da sorprendersi nel trovarlo, in età matura, imprenditore di successo alla guida di un’azienda alimentare, piccola ma affermata anche a livello internazionale come la RDA “Toscana in tavola” de Le Badie di Castellina Marittima.

Da sorprendersi perché la formazione culturale dell’ing. Iasilli ( di origini lucane, cresciuto in Umbria e laureatosi a Pisa) è di carattere squisitamente tecnologico con una laurea d’avanguardia, per la fine degli anni ’60, in “Trasmissione dati”, gli albori dell’era delle telecomunicazioni, e, di seguito, una borsa di studio al centro di ricerche universitario (Cnuce),  assunzione al Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito del programma di utilizzo a distanza dei calcolatori, antesignano di Internet, collaborazione alla nascita di Micromegas “Ulisse”, primo personal computer italiano realizzato da un’azienda pisana e dirigente a meno di quarant’anni in.

E avanti così di successo in successo fino al 1996 allorchè lasciò l’azienda per una inconciliabile diversità di vedute con l’amministratore delegato. E’ a questo punto che tramite l’amicizia con Rocco Pompeo viene a conoscenza della possibilità di rilevare un’azienda  alimentare che il castellinese Claris Falorni aveva avviato con felice intuizione. Dopo tre anni di ricerche a tutto campo per identificare le strategie commerciali e di marketing con l’alternativa tra azienda dotata di una rete diretta di vendita o scelta del canale della grande distribuzione (rivelatosi poi vincente),  nel 2000 viene costruito lo stabilimento de Le Badie con un investimento di oltre  due miliardi di lire. La gamma produttiva si estende progressivamente fino all’attuale offerta di salse per crostini e bruschette, ragù di selvaggina e carni pregiate, zuppe e contorni di legumi, sughi a base di pesce e frutti di mare,  sughi a base di pomodoro e secondi piatti della tradizione.

Dopo le prime ed inevitabili difficoltà di accesso, il mercato, constatate l’indiscutibile qualità dei prodotti e  la serietà ed affidabilità dell’azienda, si apre in maniera estremamente soddisfacente.  Unicoop del Tirreno, Unicoop Firenze, il gruppo Finsiol, Panorama,  Etruria SMA allineano oggi nei loro espositori prodotti della gamma a marchio RDA Toscana in Tavola.  Fatto  100 il  fatturato,  il 40 proviene dalla grande distribuzione, un altro 40 da produzione per conto terzi (che etichettano a loro nome) un 10 dall’esportazione all’estero ed un ultimo 10 dalla fornitura di porchetta mantenuta in linea produttiva per  cultura storica e per affetto nei confronti di piccoli negozi e di Claris Falorni, ideatore dell’impresa al quale l’Ing. Iasilli è ancora molto legato (e conoscendo Claris non potrebbe essere altrimenti).  L’operatività dell’azienda è assicurata da 7 dipendenti ( tre cuoche, un’ impiegata d’ufficio e tre addetti ai magazzini, alle preparazioni e all’etichettatura), quattro dei quali Castellinesi. La gestione manageriale deriva dalla cultura di grande azienda maturata in carriera dall’ing. Iasilli. Si lavora per obiettivi più che per orario in senso stretto ed il benessere dei dipendenti ( con mensa interna gratuita, sosta del pranzo considerata come orario di lavoro, nessun obbligo di lavoro al sabato, nessun lavoro in nero,  nessun straordinario non retribuito e politica antinfortunistica molto attenta con un solo incidente in dieci anni) è tenuto nella massima considerazione al fine di rafforzare quel legame di fidelizzazione che  incide fortemente sulle fortune di ogni azienda.  Questa lungimiranza imprenditoriale è probabilmente frutto della sensibilità sociale di Decio Iasilli,  “ sessantottino” ai tempi universitari e volontario nel servizio ai quartieri,  segnatamente in quello di Corea a Livorno,  che hanno fortemente improntato la sua personalità. Naturalmente la passione gastronomica che ha “assalito” l’imprenditore si è soltanto affiancata a quella tecnologica e l’azienda, dotata dei più sofisticati sistemi di telecomunicazione, è attenta ad ogni segnale di modernità tanto che in questi giorni sta decidendo la copertura dell’intero stabilimento con pannelli fotovoltaici  per la produzione di  energia elettrica. “RDA Toscana in  Tavola”,  una piccola grande azienda che costituisce una delle perle del panorama imprenditoriale nel territorio di  Castellina.

 

 

                                                                                                          Valberto Miliani

LE INTERVISTE


"CANTINA ETRUSCA" SALE SUL " POGGIO AGLI SCALZI"


La storia vinicola dei Moscardini , Pierofosco e Francesco, figli di Pasquino, carbonaio in Castellina, è un edificante spaccato dei primi anni '60 e del fervore, del coraggio, dell'entusiasmo di quel meraviglioso periodo dell'Italia che rialzava la testa.
Imbottigliavano vino a Cecina - i due fratelli-, lo caricavano su una -600 Familiare- e scorrazzavano l'entroterra pisano per fornirlo casa per casa e a poche botteghe. Gli affari prosperano, il coraggio si fortifica e nasce l'avveniristica intuizione di guardare alla grande distribuzione, allora ai primi passi, come canale privilegiato per la diffusione del prodotto.
Per centrare l'obiettivo servono prezzo equo , qualità e quantità del prodotto. Su prezzo e qualità i fratelli Moscardini sono maestri ma in tema di quantità occorre cambiar registro.
Necessitano spazio e strutture e i fratelli, con un ritorno alle origini, vanno a cercarlo nel territorio di Castellina e, per motivi logistici e di viabilità, tra quelle quattro case che allora costituivano la frazione de Le Badie. Insieme al terreno sul quale nasce la "Cantina Etrusca", i Moscardini acquistano la contigua azienda agricola "Poggio agli scalzi". E da qui  inizia la vicenda della seconda generazione, quella di Alberto ( figlio di Francesco) e di Valerio ( figlio di Pierofosco) che, nel solco delle tradizioni paterne, hanno l'innovazione nel D.N.A e decidono una nuova strategia di mercato: da un lato "Cantina Etrusca" con il suo mezzo secolo di know-how e dall'altra "Poggio agli scalzi", l'azienda agricola acquistata nel 1971. Il perché lo spiega Alberto.
" Abbiamo ritenuto -dice- che le piccole aziende agricole fossero giunte a un bivio : rinnovarsi o scomparire".
E avete scelto la via dell'innovazione qualitativa.
" Direi meglio, di una diversificazione tra qualità ,prezzo e quantità di "Cantina Etrusca" con il suo ampio mercato ed una linea di prodotti che puntano ad un altro target di consumatori senza peraltro perdere di vista il fattore prezzo che rimane determinante"
E quindi?
" L'impianto di nuovi vigneti nel 1998, la prima vendemmia del 2002, catastrofica per le condizioni metereologiche e neppure vinificata e, nel 2003 il primo imbottigliamento, quasi tutto a base di sangiovese".
Notizia confortante: la difesa di un vitigno autoctono dall'ondata di piena di quelli francesi !
"Non sarei così categorico. Il sangiovese entra e rimarrà in tutti i nostri blend perché è quello che ne sottolinea meglio l'impronta toscana, ma -Bolgheri insegna-, non si può rimanere rigidamente ancorati al passato. Oltretutto, per le caratteristiche del nostro terreno, quello del merlot è il vitigno che da i migliori risultati qualitativi".
Tra quelli di importazione "Poggio agli scalzi" su quali punta?
"Per i bianchi su vermentino e viognez e per i rossi su cabernet, sauvignon, merlot e sirac, ma senza mai perdere di vista il sangiovese"
Naturalmente con la consulenza dell'enologo.
"Naturalmente con la preziosa collaborazione di un maestro come Giovanni Bailo"
Attualmente qual è la vostra linea produttiva?
" Una, più ambiziosa, formata dal bianco "Silente" (vermentino e viognez) e dai rossi "Le Matassine" (sangiovese, cabernet, sauvignon e sirac), "Pierofosco"(sangiovese, cabernet e merlot) e da un vino superiore, interamente di merlot della vendemmia 2005 che apparirà nel 2008 e il cui nome sarà "Poggio agli scalzi". A questa linea che potremmo definire nobile, se ne affianca una più semplice, ma di prodotti assolutamente corretti, che sotto il logo di " Campo a' cipressi" offre bianco, rosso e rosato"
Parliamo di marketing: D.O.C, strade dei vini, Guide, promozione del territorio.
"La nostra è la D.O.C. di Montescudaio, una delle più antiche, della quale rappresentiamo il lembo più a settentrione; "Consorzio strada dei vini Costa degli Etruschi", del quale facciamo parte, e certe Guide, rappresentano oggi un nervo scoperto che ci fa irritare. Dopo l'esordio con l'emblema dei "2 bicchieri" dello scorso anno, nell'ultima edizione siamo, insieme ad altre aziende, letteralmente scomparsi. E' una grave scorrettezza. Avremmo accettato di buon grado un declassamento, se motivato, ma la non menzione è inconcepibile. Il nostro Consorzio, che trai compiti istituzionali avrebbe quello di difenderci, che poteri ha? E come li esercita? Quanto alla valorizzazione del territorio è un problema che richiede una soluzione non più rinviabile. Chi non rientra nell'ottica di Bolgheri va per conto proprio. Vendere Bolgheri sull'onda del Sassicaia è facile, lo è meno per quei prodotti che provengono da un terroir non valorizzato e in questa direzione dovremmo spingere tutti insieme".
Esiste un progetto di rilancio del "Consorzio strada dei vini Costa degli Etruschi" con l'ingresso nel Consiglio d'Amministrazione dei Comuni interessati e con il cambio del marchio in "Terra degli Etruschi". Cosa ne pensa?
" Bellissima la più appropriata ed ampia denominazione di "Terra degli Etruschi" e meritoria ed encomiabile l'eventuale decisione del Comune di Castellina di entrarne a far parte per difendere l'immagine del proprio territorio"
Chiudiamo con due conti: quanto produce "Poggio agli scalzi" e dove vende?
" Quarantamila bottiglie all'anno, non ha più scorte da ulteriore invecchiamento e vende soprattutto in Toscana ad enoteche e ristoranti. E' iniziata, però, anche la penetrazione nei mercati nazionale ed estero e le prospettive, seppur non immediate son quelle di guardar lontano".
Se no che Moscardini sarebbero? Auguri.

Valberto Miliani

Un gesto d'affetto


Amare un paese significa, a mio giudizio, rispettarne storia e identità, compenetrarsi nelle sue radici ed operare per la sua crescita "culturale" laddove il termine esce dal classico ambito di arte, letteratura, storia e scienza per spaziare in quello di ambiente, urbanistica, economia, sociologia, enogastronomia, evoluzione industriale e artigianale e quant'altro concorra a determinare lo sviluppo di un territorio. Roberto Russo, responsabile della " Caesar"che gestisce l'Ecomuseo dell'alabastro, mi parlava, un paio di mesi fa, della necessità di un "foglio" che contribuisse ad avvicinare l'istituzione ai castellinesi che la vivono poco, non la vivono affatto o la considerano alla stregua di  recupero edilizio di una struttura fatiscente.
Conoscendo periodicamente - mi diceva- avvenimenti di livello internazionale che ha ospitato e che ospiterà, numero di visitatori che ha richiamato, programmi per il futuro a breve, media e lunga scadenza, può darsi che qualcuno cominci a sentire l'Ecomuseo un po' più suo, a considerarlo con un briciolo d'orgoglio o comunque a fare qualche riflessione sulla sua funzione nel tramandare uno spaccato importante della vita del paese. Ci dolevamo -entrambi- nel sentir dire che il "progetto è fallito" poiché la cava di S.Luce è allagata ( e ci auguriamo vivamente che l'Amministrazione del paese confinante trovi in tempi brevi le risorse per renderla agibile superando oggettive difficoltà di natura geologica) ed entrambi ci sconfortavamo nel sentir affermare che il percorso museale era mozzo in testa e in coda poiché anche Volterra, tappa finale, pareva snobbarlo. Ma non è già tanto che dai suoi meravigliosi musei trasmetta il messaggio dell'importanza di Castellina, con la fornitura del minerale più puro del mondo, in quella che è stata la grande storia dell'alabastro a Volterra? Una fornitura, tra l'altro, che continua poiché gli "scaglioni" che Knauf  estrae dal loro letto di gesso vengono regalati ai maestri volterrani.
Da queste riflessioni è nata l'idea di una pubblicazione bimestrale da inviare a tutti gli amanti di Castellina, a Musei, Biblioteche, Associazioni culturali ed Enti Pubblici, da trasferire su un blog in via di realizzazione, da distribuire gratuitamente in edicola, Ecomuseo, Biblioteca Comunale e, qualora lo desiderassero, nei pubblici esercizi.
Non ho avuto la minima esitazione a mettere a disposizione di Roberto Russo e della "Caesar" la firma di direttore responsabile e di risvegliare dal sonno la testata de" La Castellina" con l'intento di riqualificarla in modo più raffinato rispetto alla sua storia grazie all'apporto di un Comitato di Redazione di alto livello e di firme prestigiose. Nasce così "La Castellina Ecomuseo" il cui ambizioso obiettivo è quello, immediato, di proiettare l'immagine di una realtà in continuo divenire qual è l'istituzione ( che non è nata per essere la copia di altri musei con ben altra storia alle spalle bensì per offrire una testimonianza della civiltà del lavoro nel territorio anche tramite eventi artistici di valenza internazionale in grado di richiamare un pubblico che difficilmente sarebbe attratto dal solo Ecomuseo) e quello -parliamo ancora di obiettivo- a più lungo termine, di contribuire, attraverso una metodica analisi ed un approfondito dibattito, alla crescita di quella "cultura" ambientale, urbanistica, aziendale, enogastronomica ,economica e sociale della quale parlavo all'inizio e che, con tutte le sue sfaccettature, fa parte dello spirito di Ecomuseo come rappresentazione della civiltà di un paese.
Ci proviamo, consapevoli della difficoltà del percorso, ma altrettanto certi che la pubblicazione rappresenterà comunque un gesto d'affetto verso Castellina e la sua gente.

Valberto Miliani