LA CASTELLINA ECOMUSEOARTE, CULTURA, AMBIENTE A CASTELLINA MARITTIMA DALL'ECOMUSEO DELL'ALABASTRO blog gestito da Raffaela Maria Sateriale |
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lunedì, 02 luglio 07 01:11
GLAMODAMA Milligrammi di Assuefazionedi Angela Buccella – Michele Di Salvo Ed. 2005 “Il Mio libro è come un blog” di Ugo Colella Angela Buccella insegue un sogno: diventare scrittrice. Ma si fa fatica a considerare il suo “Glamodama” come un romanzo di una esordiente che vuole realizzare questo ambito sogno. Pare infatti che per fare lo scrittore di questi tempi basti accantonare il talento, se si ha la fortuna di averlo, il metodo se si ha la costanza di ricercarlo, un proprio stile, se si ha la capacità di accorgersene, per finire con l’omettere del tutto anche la trama con tanto di contenuto, così da ridurre un romanzo ad un insignificante “lapsus freudiano”. Mai dimenticarsi però, di una copertina sfolgorante da esibire nelle migliori librerie o supermarket o di altri trucchi di marketing che hanno reso ormai il vecchio e polveroso libro un prodotto domestico pre-confezionato alla stregua di un videogioco. La machiavellica venticinquenne milanese Buccella vuole diventare scrittrice ma non si preoccupa del come diventarlo. Il fine giustifica i mezzi. Sceglie due scorciatoie assolutamente in voga: uno, il blog, una sorta di diario virtuale in cui il possessore più o meno quotidianamente appunta fatti ed avvenimenti del proprio vissuto ed il solo fatto di renderli di dominio pubblico dovrebbe garantirne una qualità, questi sono le infauste conseguenze della Pop_Art che neanche Andy Wharol avrebbe previsto. Due, si avvale una sorta di plagio contestuale al proprio localismo. Invece della “Londra alla emiliana”, e di una certa scrittura nevrotica di derivazione beat di Isabella Santacroce(1) ed invece della disturbata ed allucinata Los Angeles in cui Di J.T. Leroy (2) ambienta le sue morbose narrazioni, lei opta per la nebbiosa Milano in cui vive: “Milano. Agosto. Solitudine e silenzio ad anestetizzarmi le vene…” . In realtà a parte i nomi delle strade diverse e quelle delle stazioni della metro, questa Milano buccelliana, potrebbe essere una metropoli qualsiasi, in primis, Los Angeles oppure una Londra all’emiliana, sia influenza dei suddetti autori o effetto globalizzazione ai posteri l’ardua sentenza.
Il capoluogo lombardo diventa in Glamodama una prigionia fatta di architetture fisiche e mentali stringenti e claustrofobiche che l’autrice si trova a fronteggiare, spesso subendole. Non è la sola autrice con ambizioni di successo letterario...e non, a percorre scorciatoie di questo genere, il mondo letterario infatti pullula di arrembanti autori nuovissimi che ritengono che lo scrivere un romanzo equivalga ad apporre una insegna pubblicitaria ad effetto per descriversi ed auto-definirsi sopra un negozio ancora da farsi Angela Buccella “violentemente romantica”. L’ ossimoro che lampeggia nel cliccatissimo blog virtuale di Angela e che si ripete fino a moltiplicarsi in una sorta di refrain subliminale in ogni suo racconto - poesia che correda le settantanove pagine di Glamodama Glamodama è non ha una trama e neanche un solido contenuto piuttosto tende a virare fino ad eclissarsi inun ininterrotto flusso di coscienza corredato, in sparuti momenti di una prosa poetica in cui la poetessa/scrittrice declama ciclicamente “Porno amore a invadere il mio cervello” con la variante più originale “Porno amore a invadere i sensi”. Qui si situa concettualmente ed enfaticamente l’apice dell’ibrido romanzo edito da Di Salvo. Qui risiede la summa dei sentimenti repressi quali frustrazione, noia, rabbia, accumulata da una venticinquenne Milanese che vuole diventare scrittrice e vuole soprattutto convincerci che ha le carte in regola per poterlo diventare alla svelta. “Glamodama” si nutre di sintesi: le “due scorciatoie” originarie che l’hanno concepito, la stringatezza, la scaltrezza di sbrigarsi a chiudere in scatola autori come William Burroghs (3) con la geniale tecnica del “cut up”– la nevrosi provinciale di Isabella Santacroce – la generazione vuota di J.T. Leroy – gli ultimi rigurgiti incarogniti del giunge ed infine la sintesi esistenziale dell’autrice, intesa come bisogno ed urgenza di esistere attraverso successo ottenuto ad ogni costo, che un successo da scrittrice, bloggista o velina, aggiungo io, non è il mezzo che conta. (1) Scrittrice italiana contemporanea il cui esordio letterario avvenne a metà anni Novanta con la pubblicazione di Fluo, primo libro della "Trilogia dello spavento" (gli altri due titoli sono Destroy e Luminal). Destroy in particolar modo divenne un caso letterario in Italia e il nome della Santacroce venne accostato al gruppo dei Giovani Cannibali, movimento letterario sviluppatosi alla fine degli anni Novanta (rappresentativo è il volume Gioventù Cannibale, Einaudi), formato da giovani scrittori esordienti. Assieme ad alcuni di essi, come Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Niccolò Ammaniti, Enrico Brizzi, Tommaso Labranca, Tommaso Ottonieri, Luca Ragagnin e altri, insieme alla stessa Santacroce, diedero vita nel 1997 a un movimento filosofico-letterario, il Nevroromanticismo, atto ad esprimere l'inquietudine dell'esistenza n.d.r. (2) J.T. Leroy nasce 22 anni fa nel west Virginia. Una vita travagliata sballottato qua e là tra assistenti sociali e parcheggi per camionisti a seguito dela madre Sarah, una giovanissima prostituta. Il passaggio obbligato dalla droga e poi la rinascita, dopo la morte della madre, con l'aiuto di uno psicoanalista che gli consiglia di scrivere a scopo terapeutico. Ecco allora venire alla luce i primi racconti diffusi sul web con lo pseudonimo di Terminator per arrivare alla pubblicazione di due romanzi, "Sarah" e "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa". A scaraventarlo nel mito, oltre ai milioni di copie vendute in tutto il mondo, la sua timidezza patologica che lo costringe a non presentarsi mai al suo pubblico se non attraverso foto (d'autore) in cui appare travestito, o attraverso la sua mailng list. Esaltato dalla critica, adorato dalle pop star (i Garbage gli dedicano una canzone, "Cherry Lips"), "adottato" da grandi nomi della letteratura americana come Dennis Cooper, J.T. diventa un fenomeno mediatico. lunedì, 02 luglio 07 01:03
LIBRI, QUADRI ED ALABASTRO.
Può succederti, come è successo a me, di essere invitato a presentare un libro in un ambiente diverso dal solito, mettiamo un museo. E può succederti di entrare nella magia di un mondo che ti fa scordare persino il motivo per cui ci sei entrato. In un tardo pomeriggio di dolce autunno il mio corpo entra nell’Ecomuseo dell’Alabastro di Castellina Marittima, ma la mente mi vola via subito. C’è qualcosa nell’aria… C’è alabastro. E non solo. Guidato dalla discreta e sapiente voce di Roberto Russo mi addentro nei meandri di un passato che per me è presente, e immediatamente diventa futuro: l’alabastro c’è stato, c’è e ci sarà dopo di noi. Resto affascinato dagli ‘ovuli’ che vengono estratti dalla terra, e che non hanno dimensioni imponenti, sono solo un po’ più grandi di certe uova di dinosauro. Per questo, mi si dice, non vedremo mai una grande statua di alabastro. Non lo sapevo, ma così mi spiego il perché io abbia sempre visto, in alabastro, oggetti di piccole forme. E se il marmo si è preso il David di Michelangelo, così come le grandi sculture greche e romane, sono sicuro che dalla sua imponenza – e durezza – egli invidi un po’ il suo dolce fratellino, che lo batte in delicatezza e trasparenza, in calore e familiarità. Ne sapevano qualcosa gli antichi popoli che ne facevano deliziosi oggetti d’uso (e non solo) già migliaia di anni fa. Mi guardo intorno e… Non solo alabastro all’Ecomuseo! Arte. Quadri, sculture e installazioni che catturano, avvolgono, risucchiano ogni altra energia. La brava Raffaela M. Sateriale opera lì, ed ospita colleghi artisti di grande valore. Dove mi trovo? Forse all’interno di un meteorite sceso dal cielo, proveniente da un altro pianeta: Mi sveglio. Sì, devo presentare il mio libro pieno di mostri. Lo faccio. Ma la mia testa è piena di sogni. Gianni Greco (“G”)
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