LA CASTELLINA ECOMUSEO

ARTE, CULTURA, AMBIENTE A CASTELLINA MARITTIMA DALL'ECOMUSEO DELL'ALABASTRO blog gestito da Raffaela Maria Sateriale

DALLA PARTE DELLE DONNE

 

Non solo l’8 marzo deve essere considerato il giorno delle donne!

 

E’ necessario parlare di prevenzione cardiovascolare nelle donne!

Per molti anni la donna è stata considerata a minor rischio per eventi acuti coronarici ed il tumore al seno ed al collo dell’utero sono stati considerati quelli su cui incentrare più assiduamente la prevenzione.

 

La malattia cardiovascolare è un nemico pericoloso anche per le donne!

 

In Italia infatti 30 mila donne muoiono per un attacco cardiaco, contro le 11 mila  dovuti a carcinoma della mammella.

 

Fino al momento della menopausa la donna è protetta dal rischio di eventi coronarici dagli ormoni sessuali, ma una volta raggiunto tale traguardo si eguaglia nel rischio al sesso maschile.

Considerando la sua maggior aspettativa di vita, la prevalenza numerica del sesso femminile, le difficoltà diagnostiche che spesso si hanno nelle donne che possono compromettere la giusta diagnosi e prognosi; parlare di prevenzione cardiovascolare per la donna è una necessità!

 

Importante è quindi identificare i fattori di rischio al fine di una prevenzione delle complicanze cliniche ad essi associati. Questi fattori di rischio sono di riscontro più frequentemente nella donna in menopausa, quando vengono meno gli effetti protettivi e benefici degli ormoni ovarici sul sistema cardiovascolare. Il meccanismo attraverso cui il deficit di ormoni ovarici porta all’aumento di peso  ed alla variazione della distribuzione del grasso corporeo, passando dall’assetto ginoide all’assetto androide ( con localizzazione del grasso a livello addominale), non è perfettamente noto, entrando in gioco più fattori con incremento degli ormoni androgeni ed alterazione associate della funzione tiroidea. Alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico spesso si associano ad alterazioni dei livelli pressori

Un aumento del peso corporeo di circa 10 Kg. si associa ad una aumento di 4 mmHg di PAS (pressione sistolica) e 10 mg/dl della colesterolemia.

L’ipertensione arteriosa, cioè valori pressori maggiori di 140/90, rappresenta il fattore di rischio di più frequente riscontro, soprattutto dopo i 50 anni o con l’avvento della menopausa. L’ipertensione arteriosa può determinare lo sviluppo di una cardiopatia ipertensiva, che può arrivare ad evolvere in  insufficienza cardiaca; può determinare eventi ischemici cerebrali con compromissione delle funzioni  cognitive  sia direttamente che indirettamente favorendo l’insorgenza di fibrillazione atriale.

 

 

In conclusione: l’ipertensione arteriosa, il sovrappeso e l’obesità, alterazioni dell’assetto lipidico e glucidico,  il fumo, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta sono i punti cardine su cui agire.

Ciascuna di noi ha il diritto/dovere di pensare in tempo a se stessa.

Provvedere per tempo è un regalo che ciascuna donna fa a sé, contribuendo a migliorare il proprio stato di salute e favorendo l’educazione delle nuove generazioni ad un sano vivere.

 

 

Liliana Buontempi

SALUTE E TEMPO LIBRO

 

CONSAPEVOLEZZA

 

 

Passo molte volte vicino alla sofferenza nella fase terminale ed alla morte ed il mio passare è quasi d'imbarazzo. Cosa si può o cosa si deve ancora fare? Forse il possibile si è già fatto da tempo e quello che rimane non è solo dolore, ma anche accettazione unita alla compassione ed all'attesa; rimangono gli occhi di chi ha accompagnato la più o meno lunga malattia ed il rispetto per una vita che si spegne, cercando di attutire, per quello che si riesce, questo drastico passaggio. Non c'è quasi mai il tempo per riflettere, ma il lavoro da anni è quello di osservare e molte esperienze tornano alla mente e si rivelano, portando con sé un'intensità di sentimenti che non ha pari, come il desiderio,non esaudito, espresso da una madre che non voleva morire nel giorno del compleanno della propria figlia sedicenne; o viceversa il sereno ringraziamento di un figlio, per il tempo concesso alla madre:"...ci siamo detti tutto...". Sono stata depositaria di sprazzi di vita altrui ed a posteriori ho ringraziato perché hanno rafforzato il capire di altre esperienze, più vicine al quotidiano, ma di pari dignità. Penso spesso al tempo che letteralmente "si butta" e forse nel rispetto di chi tempo, antitempo, non ne ha più a disposizione e nel rispetto di chi tempo ne vorrebbe ancora un po', occorrerebbe adoperarsi per migliorare qualitativamente le nostre esperienze di vita e non in senso "meramente consumistico".

Il divenire consapevoli è un percorso che ognuno di noi, con modalità diverse, è chiamato a compiere nella propria vita. Il nostro quotidiano ci porta a vivere in giorni che si susseguono tutti uguali, una caotica routine, fintanto che arriva il momento in cui si vive una situazione di "perdita", ed è solo in questo momento che diveniamo consapevoli del nostro "benessere". Benessere fisico, psichico, morale, sociale, economico, sociale che momentaneamente e per un tempo più o meno lungo viene meno. Realizziamo consapevolmente l'esistenza del nostro stato precedente di "benessere" vivendone la perdita. Solo in queste frange e ritagli di vita ci si rende conto della propria fragilità, ma passato  "il momentaccio" la vita ritorna con il suo caos.

Esiste però un mondo in cui la fragilità è permanente ed è un numero di persone in crescita

A questo  mondo di fragilità è stato dedicato nell'ottobre scorso a Firenze un Convegno Internazionale patrocinato dalla Fondazione Don Gnocchi ONLUS. L'obiettivo del convegno è stato quello di puntualizzare ed indagare il mondo della sofferenza e del dolore con l'intento di affrontarlo e per quello che si auspica e riesce a circoscriverlo. Tra i molti nomi importanti tre relatori d'eccellenza, Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di Bioetica; Vito Mancuso, teologo all'Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano; Savino Pezzotta, presidente della Fondazione Tarantelli, già segretario generale della Cisl.
«Di fronte a un uomo che soffre - ha affermato D'Agostino a proposito della dimensione etica della sofferenza - le categorie ideologiche e o le divisioni fra laici e cattolici non esistono. Conta solo la capacità di curare l'uomo sofferente nel miglior modo possibile. Io condivido il paradigma "personalistico", che in ultima analisi vede nel male una possibilità di bene, proprio perché considera la persona nella sua totalità e non come un semplice insieme di sensazioni.

 continua

 

Numero 2 feb/mar 2007

 

Si tratta di un approccio ben diverso rispetto alla prospettiva utilitaristica, che considera invece la sofferenza come una negatività assoluta e insanabile, da combattere con attenzione al rapporto costi-benefici, contemplando anche il ricorso all'eutanasia nei casi estremi e insanabili. Dobbiamo preoccuparci profondamente quando l'eutanasia non viene considerata nemmeno più un gesto pietoso, ma una fredda prassi normata per legge, come avviene ad esempio in Olanda e in altri Paesi del nord Europa».

«Simone Weil parlava di "disagio dell'intelligenza credente" di fronte al dolore -sono state le parole di Mancuso relative alla dimensione antropologico-filosofica della sofferenza -. Il cristianesimo è una filosofia del bene, dell'amore, come ci ha ricordato il Papa nella recente enciclica. L'origine del male fisico rientra nella dimensione che fin dalla notte dei tempi ha visto l'uomo evolversi e progredire. Tutto ciò avviene grazie alla guida di un'entità più alta, che ha fatto in modo che l'uomo fosse un fascio di "relazioni ordinate": il concetto di salute deriva da qui. Quando questo ordine si rompe, e lo fa in modo spesso irrazionale o imprevedibile, noi soffriamo».

Pezzotta si è soffermato sulla dimensione sociale della sofferenza: «Oggi abbiamo beni materiali e immateriali in enorme quantità, che nessuna delle generazioni precedenti ha avuto. L'uomo si sente spesso onnipotente e in ogni momento viene rappresentato con l'immagine deformata di bellezza, successo, valenza puramente economica e ricchezza materiale. In questa visione utilitaristica la sofferenza viene spesso negata e occultata. Ciò non vuol dire che non esista anche da un punto di vista sociale: la prima fragilità è quella del mondo, con le sue guerre e conflitti, poi c'è la debolezza dell'economia mondiale che nonostante il progresso economico e tecnologico non riesce ancora a evitare milioni di morti per fame. A livello italiano esistono molte sofferenze: da quella dei meno abbienti, al drammatico calo demografico; dalla poca attenzione per le famiglie numerose, agli infortuni sul lavoro; dalla non autosufficienza di tantissimi anziani, al lavoro nero. Per rispondere serve una nuova progettazione dell'agire sociale e politico in grado di creare luoghi dove abili e non abili possano incontrarsi e aiutarsi. Tutto ciò si realizza creando una nuova economia "mista", non limitata al dualismo pubblico-privato, ma aperta anche alle straordinarie potenzialità del sociale e del non profit».

 

Ma come ricordato nel convegno Eliott scriveva: - La gente cambia e ride, ma la sofferenza resta-." E tutti noi operatori del settore, che come tali dovremmo aver affinato alcune sensibilità, siamo stati ricondotti alla cruda realtà della "fragilità umana" dall'espressione di uno dei pionieri della riabilitazione, Prof. Silvano Boccardi:-".i reali problemi non sono nella persona portatrice di handicap, ma nel mondo che lo circonda!.." e dall'esperienza dell'unico relatore portatore di handicap invalidante, che ci ha esotato a :-"..non essere ciechi!..."

L'augurio vero dal mondo della fragilità, è stato rivolto al mondo dei giovani da uno dei nomi più rinomati della Geriatria e Gerontologia, Prof. M. Trabucchi, che ha esortato:...all'Etica della Formazione"dire ai giovani che la cultura è la più alta forma di etica civile e professionale. Civilmente trasforma le pietre di scarto in pietre angolari, permettendo di partecipare alla vita!..."

Accrescere la consapevolezza del nostro e dell'altrui esistere è un obiettivo da raggiungere in toto. Un proverbio cinese dice:-Se ci pensi un anno prima pianti riso, se ci pensi dieci anni prima pianti alberi, se ci pensi cento anni prima educhi un popolo-.

Non credo esista una ricetta o prescrizione "magica"affinché tutto ciò si attui, ma penso che più modalità possano concorrervi; per tale motivo accetto, conscia delle mie grandi limitazioni, l'invito "epistolare" con LA CASTELLINA ECOMUSEO, auspicando un arricchimento reciproco ed augurando a tutti noi una buona lettura ed un divenire consapevole!

 

Liliana Buontempi