LA CASTELLINA ECOMUSEO

ARTE, CULTURA, AMBIENTE A CASTELLINA MARITTIMA DALL'ECOMUSEO DELL'ALABASTRO blog gestito da Raffaela Maria Sateriale

INTERVISTA CON ROSSANA SCHIAVO: “ LA VAMPIRA DI IMMAGINI”

 

Chi sono:
I'm 26 years old and I'm studying in the second year of my second university degree.. Actually my works are based on conceptual art and abstract art.
My search is about melancholy and anxiety.

 

 

 

INTERVISTA CON ROSSANA SCHIAVO: “ LA VAMPIRA DI IMMAGINI”

 

 

1)      Come si è evoluta la tua Pittura durante la tua formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera?

2)      Cosa ti ispira ed influenza mentre dipingi e quanto la musica, in particolare il genere da te prediletto, black metal (n.d.r.)

3)      Alla luce della tua partecipazione in diversi siti artistici e del tuo dominio telematico su myspace[1], ritieni che il digitale e la tecnologia favoriscono o ostacolano la realizzazione dei processi creativi e la promozione dei propri lavori?

4)      In che misura ritieni che la Pittura possa influenzare l’esistenza di un individuo?

5)      Credi in Dio? E come lo rappresenteresti iconograficamente?

6)      Ci può essere un rapporto tra genialità e popolarità?

7)      Un modello di genio secondo il tuo parere?

8)      Tu hai partecipato alla rappresentazione visiva di liriche di una poetessa toscana, Lisa Massei, ce ne puoi parlare in maniera più specifica? e cosa pensi più in generale delle collaborazione interdisciplinari tra artisti ?

9)      La tua prossima esposizione?

 

 

 

 

 

1)      La mia pittura è notevolmente cambiata da quando frequento l’Accademia. Credo che ciò sia dovuto principalmente e, curiosamente, alle lezioni teoriche e non pratiche. Mi sono spinta a ricercare nuove tecniche e nuovi stili, in particolare l’astratto e ho cominciato a dare più peso all’elaborazione progettuale. Il progetto fa la differenza tra l’istinto e l’arte pensata, ragionata, vissuta.

 

2)      Quando dipingo sono solita ascoltare molta musica, non sempre black metal (eheh!)…La musica riesce a liberare una parte ‘inconscia’ di me, specialmente se sono da sola. Non mi è mai sembrato naturale dipingere alla presenza di altre persone. E’ sempre un lungo processo mentale che mi porta ad intervenire su una tela. Metto insieme molte idee che apprendo a lezione e creo qualcosa di informale che mi deve soddisfare in pieno. Alla fine sono esausta, perché diventa un’operazione fisica, oltre che di pensiero. Una volta, una mia professoressa mi disse ‘L’arte è fatica’: niente di più vero!

 

3)      Attualmente credo sia quasi indispensabile per un artista, di qualsivoglia genere, cimentarsi nel creare uno spazio personale nel mare di internet. Questo mezzo offre possibilità diversamente impensabili per farsi conoscere, ma anche per conoscere il lavoro di altre persone. Ne consegue un arricchimento personale che favorisce il proprio lavoro, anche se purtroppo non c’è un’adeguata ‘protezione’del materiale che viene proposto. Un rischio che si corre è l’appiattimento culturale: bisognerebbe riuscire ad andare oltre la passività e il ‘già visto’. Troppa gente si improvvisa artista da un giorno all’altro, invece l’arte richiede tempi lunghi. Credo altresì che la tecnologia possa dare una grossa mano al processo creativo, grazie all’elaborazione al computer di cui anch’io mi servo, ma il lavorare con altri materiali permette un’espressività incomparabile.

 

4)      Molti credono che si diventi artisti frequentando corsi particolari e che, una volta finiti di frequentare, le porte del successo siano lì ad attenderli per una vita di piaceri mondani. Per quanto mi riguarda, la pittura è sempre stata una parte determinante della mia vita. Ho imparato a disegnare da sola quand’ero molto piccola e fino all’Accademia ho percorso un cammino da autodidatta. Chi ha questo ‘dono’, non può prescinderne: è una modalità espressiva che ti accompagna silenziosa, ma quando irrompe all’improvviso ti costringe ad elaborarla. E’ come se si riuscisse a guardare il mondo attraverso grandi inquadrature e vedere certe cose sotto un altro punto di vista. La pittura ‘vissuta’ nel mio caso nasce dalla mia sensibilità, che non appare esteriormente (almeno a chi non mi conosce) e dalla mia sofferenza soggettiva. L’arte contemporanea è arte della sofferenza e della ‘rassegnazione’. Mi ci rispecchio.

 

5)      Non credo in Dio da quando avevo circa 14 anni… Nonostante ciò, sono iscritta al dipartimento di Arte Sacra Contemporanea a Brera. Una scelta difficile, anche se molto interessante e attuale, perché diversi corsi sono interconfessionali. Si tratta di sforzarsi di dare un senso più profondo alle proprie opere, anche perché l’arte sacra non è ‘arte cristiana’ (anche se lo può essere!). Se dovessi pensare a Dio, penserei alla Luce…

 

6)      Sì, credo che possa esistere un rapporto tra genialità e popolarità…Mi viene in mente la figura del giullare, che poteva permettersi di criticare il potere perché un po’ puro, un po’ folle, ma soprattutto amato dal popolo. Il genio, incompreso e outsider: sono due facce della stessa medaglia. Tutto sta nel sapersele giocare al momento giusto. Ma chissà quand’è il vero momento giusto…

 

7)      Uno solo non riesco a indicarlo, non posso che dire di sceglierlo fra i seguenti: Socrate, Federico II, William Wallace, Machiavelli, Leonardo, Schopenhauer, Baudelaire, Schiele, Rothko, Bacon, Basquiat, Benigni, Corrado Guzzanti, Johnny Depp…

 

8)      Per me Lisa Massei è innanzitutto una grande amica, oltre che essere un’ottima scrittrice. L’ho conosciuta diversi anni fa ad un concerto e da lì abbiamo iniziato una bella amicizia, che ci ha portate anche a partecipare insieme ad una serata (organizzata dai Buffonimaledetti a Pavia) in cui lei era impegnata in un reading ed io esponevo i miei quadri. Ho inoltre elaborato alcune opere ispirate al suo primo romanzo ‘Insomnia’, che sono presenti nel suo sito http://www.mielenero.altervista.org/. Nei romanzi di Lisa adoro quel senso opprimente e realistico di incomunicabilità, ma soprattutto quella sua capacità di creare immagini forti accostando parole, concetti lontani tra loro (‘Giallo e verde al posto degli occhi’, ‘Mangiare medusa e birra. Medusa e birra. Un gambero’, ‘Ridere con l’anima a galla’, ecc…). Penso sia molto costruttivo lavorare con un altro artista, scambiarsi idee, oppure semplicemente trarne ispirazione, ma è necessario condividere alcuni aspetti del suo vissuto per riuscire a entrare in sintonia con il suo modo di ‘fare arte’.

 

9)      Non so dire con esattezza quando sarà la mia prossima esposizione, per il fatto che quest’anno se ne sono già concluse tre in contemporanea alla fine di gennaio, organizzate dall’Accademia in tre città diverse. Vi terrò informati tramite i miei siti: quello che aggiorno più di frequente è www.myspace.com/follettorox.

 

METTI UN WEEKEND SUI NAVIGLI di hugo bandannas

          è valido anche d'estate?

 

  Questa Milano che non è più da bere resta almeno da guardare e farsi ammirare. Metti un weekend sui Navigli tra gli abusivi multicolore che si guardano tra di loro smarriti cercando la varietà e le diverse tonalità delle loro etnie sulle tele esposte in parata come argine ai bordi dei navigli meneghini. Nata come una delle prime manifestazioni a “plein air” organizzata dall’Associazione del Naviglio, la due giorni, 12-13 maggio, primaverile Arte sui Navigli ha sicuramente perduto il carattere spontaneista e naif dei primi anni,  della serie  “dilettanti allo sbaraglio” per diventare uno dei più importanti appuntamenti nel panorama artistico culturale milanese. Oltre 300 artisti da tutti Italia tappezzano entrambe le sponde dei Navigli con le proprie opere per mettersi in mostra come  sono solite fare le prostitute nella   zona rossa di Amsterdam e proprio come queste  indaffarate dal a concludere l’ultimo buon affare.

Nella Capitale d’Italia per business e strategie di marketing anche l’artista di strada sembra adeguarsi: si lascia ammirare stravaccato su seggiole pieghevoli dai passanti in maniera sfuggente come se egli stesso fosse il prodotto artistico e non i quadri da lui composti prima ed esposti dopo. Di sicuro la folla viene catturata più da una atmosfera incerta, in bilico tra il “bohemienne fighetto” e la festa di paese piuttosto che dall’originalità delle opere, che tendono ad omologarsi e confondersi salvo rarissime eccezioni. Se l’arte significa osare e sfidare se stessi, questo weekend sui Navigli equivale al prossimo o  a quello precedente senza la “cornice di cornici” riempite di colori, paesaggi, figure che evocano luoghi e personaggi esotici, copie sfacciate di Mirò o colori rubati a Gaugain, o sperimentazioni di foto ritoccate in digitale, o stampe di Parigi dell’Ottocento che nessuno sa spiegare come siano arrivate fin li, o Mamme con palloncini che inseguono bambini colanti di gelato che minacciano come vandali la “sacralità dell’oggetto artistico” o bicchieri titillanti che preannunciano l’avvento dei primi aperitivi negli acchittati locali alternativi dei Navigli. Ma se l’Arte  significa un po’ prostituirsi alle regole del mercato come accade tra i canali della Zona Rossa di Amsterdam, significa sopravvivere ad altre arti, vedi la contemporanea uscita di Spiderman 3 il weekend medesimo, allora il weekend è quello giusto, in fondo tornare a casa  e dirsi “Cara
scriverà sulle tovaglie dei Navigli
quanta gioia, quanti giorni, quanti sbagli
quanto freddo nei polmoni
che dolore
non è niente non è niente
lascia stare”(1)

Fa sempre un po’ dandy arte non arte …è un problema superabile. 

 

 

Cara
scriverà sulle tovaglie dei Navigli
quanta gioia, quanti giorni, quanti sbagli
quanto freddo nei polmoni
che dolore
non è niente non è niente
lascia stare



(1) “Un Romantico a Milano” dei Baustelle.